Dizionari affidabili?


Umberto Eco ci informa che "leggendo le traduzioni italiane dei romanzi gialli americani si trova sempre un detective che dice al tassista di portarlo alla Città Alta o alla Città Bassa. Evidentemente il testo originale stava dicendo Uptown e Downtown, ma per una sorta di patto scellerato i traduttori si sono tacitamente accordati e usano queste bizzarre espressioni – così che i lettori ingenui sono convinti che ogni città americana sia come Bergamo, Budapest o Tbilisi (…)".

Ma incide veramente la comunicazione fra i traduttori sul prodotto finito? Si può parlare di una "cultura di categoria"? Considerando che gli scrittori di romanzi gialli cui Eco fa riferimento scrivevano in un'epoca in cui la nozione di "turismo congressuale" probabilmente non esisteva neanche, resterebbe la possibilità che i traduttori di thriller abbiano annoverato tra le proprie strategie di apprendimento professionale la lettura parallela di "modelli" dello stesso genere testuale, creando quindi fra loro una sorta di comunicazione virtuale. Possibile, ma non si può neanche escludere la gemmazione spontanea e ripetuta della stessa soluzione traduttiva, indotta da un fondamentale misunderstanding dell'originale. Se si considerano le tariffe a cui lavorano i traduttori, sembra infatti poco praticabile la raccomandazione di Eco secondo cui "il traduttore dovrebbe lavorare tenendo sott'occhio una pianta e una guida della città americana in questione".

E se tutto fosse dovuto semplicemte all'uso di un particolare dizionario? Il dizionario inglese-italiano più vecchio che sono riuscito a procurarmi è il Sansoni, prima edizione del 1970, dove s.v. uptown nella sezione III della voce troviamo "quartieri alti (o residenziali) della città. Che non sia stata la "altezza" dei quartieri a provocare l'equivoco?

Umberto Eco (2003), Dire quasi la stessa cosa, Bompiani, p. 193
Ibidem, 194

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