Cosa sono le “collocazioni”


Il termine "collocazioni", coniato in linguistica sul modello dell'inglese collocation, indica associazioni preferenziali di parole, che non formano un'espressione idiomatica, ma non sono neanche "combinazioni libere".

Si consideri ad esempio la sequenza cercare le chiavi. Ci troviamo in questo caso di fronte a una combinazione libera perché il verbo cercare può essere utilizzato con qualunque cosa, concreta o astratta, che è possibile perdere o smarrire (perdere le chiavi, perdere la propria identità).

Se per contro consideriamo l'espressione vuotare il sacco si vedrà che l'espressione non è composizionale, in altre parole non è possibile analizzare il suo significato in base al significato dei suoi componenti. È' quello che si dice una espressione idiomatica.

Ebbene, le collocazioni si collocano a metà fra questi due estremi, da un lato le combinazioni libere e dall'altro gli idiomi. Esempi: bandire un concorso (e non *lanciare un concorso), cadere in desuetudine (e non *andare in desuetudine). Si può però a giusto titolo parlare di espressioni, per il fatto che, se si parte da uno dei due costituenti - negli esempi precedenti il nome - la scelta della parola da abbinare – negli esempi il verbo - è di fatto condizionata dall'uso linguistico.

La conclusione che si può trarre è che le parole di una lingua non sono liberamente combinabili, esistono sempre delle restrizioni lessicali.

È come se per costruire un edificio linguistico (il testo) la lingua prediligesse l'uso di moduli prefabbricati. Ma allora si può parlare di creatività linguistica?
È quello che farò nel prossimo post...

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